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31 October 2007

"Ecco cosa serve all'Italia del futuro", l'Ambasciatore Ronald P. Spogli su "La Repubblica", 31 ottobre 2007

Il seguente articolo è apparso sul quotidiano "La Repubblica" del 31 ottobre 2007


In questi giorni festeggio il 40° anniversario dalla mia prima esperienza in questo meraviglioso Paese, la terra dei miei antenati. Il periodo trascorso in Italia tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 ha inciso profondamente sulla mia vita e mi ha ispirato un insaziabile amore per la cultura italiana, una passione rimasta ancora oggi intatta.

Due anni fa ho assunto l’incarico di ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Ho cominciato a lavorare con varie idee in mente, molte delle quali erano frutto della mia precedente esperienza qui in Italia e altre derivavano dalla mia trentennale carriera imprenditoriale negli Stati Uniti. Appena arrivato ho cercato sempre di ascoltare e poi parlare. In due anni ho viaggiato moltissimo e ho visitato ogni regione di questo splendido paese. Nel corso dei viaggi ho avuto incontri e dialogato con molti italiani. Con grande onore e soddisfazione ho accolto le richieste di chi mi chiedeva quali fossero le mie idee sul futuro dell’Italia. Sebbene debba ancora imparare molto sulle complesse realtà che compongono l’Italia di oggi, offro con grande rispetto e con il profondo affetto che mi lega a questo Paese un elenco di desideri ispirato dal traguardo di metà mandato:

Dare spazio ai giovani . I migliori talenti del paese continuano a non essere sfruttati e il loro potenziale rimane inespresso. I giovani italiani sono molto capaci e il sistema dovrebbe offrire loro maggiori opportunità per avere successo. Le menti migliori devono trovare motivi per rimanere in Italia e per non unirsi a coloro che vanno altrove in cerca di realtà più fertili. Nel tempo sostenere i giovani sarà ciò che avrà maggior impatto positivo sulla società italiana.

Promuovere una vera meritocrazia . Gestire il cambiamento è una delle sfide più difficili per ogni società, passata e presente. Per valutare, accogliere e, se necessario, incoraggiare il cambiamento, occorre individuare e riconoscere i migliori talenti nel settore pubblico, come in quello privato, sulla base del merito. Creare le opportunità e premiare i più meritevoli consentirà all’Italia di cogliere enormi benefici.

Investire nella ricerca . Il cuore del Rinascimento italiano, la sua ricercata raffinatezza e l’applicazione della conoscenza, rappresenta una preziosa memoria che bisogna riscoprire. L’innovazione guidata dalla ricerca è la base sulla quale dovrebbe poggiare l’economia italiana del ventunesimo secolo. Occorre potenziare gli incentivi alla ricerca nel settore privato per integrare ciò che si fa nel settore pubblico, troppo spesso distante dal mercato. Negli Stati Uniti la maggior parte della ricerca privata non avviene nelle grandi aziende, ma nelle migliaia di piccole e medie imprese. La ricerca privata in Italia è carente non solo per la dimensione ridotta delle imprese, ma per la mancanza di adeguate forme di incentivazione.

Rendere flessibile l’economia . Gli italiani sono orgogliosi della miriade di scelte che la loro cultura offre, a cominciare da una gastronomia che racchiude straordinari livelli di creatività e diversità. Gli stessi principi devono trovare maggiore spazio nell’economia, dove un approccio “a taglia unica” è obsoleto e senza futuro. Per esempio, si potrebbe prevedere per le start-ups basate su nuove tecnologie e su applicazioni della ricerca una semplificazione delle farraginose procedure per avviare e mantenere una nuova attività. Questi oneri rappresentano barriere quasi insormontabili per un processo di trasferimento tecnologico più dinamico e per nuovi investimenti.

Creare spazio tra politica ed economia . La rete di legami tra interessi politici ed economici sviluppatasi nei decenni è diventata troppo stretta. Le ingerenze politiche hanno un costo economico reale per i consumatori e per la qualità dei servizi. Inoltre, più gli interessi politici ed economici sono legati tra loro, più continueranno ad avere un impatto sull’allocazione delle risorse e sulla capacità di attrarre investimenti stranieri.

Sollecitare il cambiamento . In questi due anni ho colto un crescente consenso su ciò che bisognerebbe fare per rilanciare l’economia. È importante incoraggiare le persone a mettere da parte quel cinismo che fa pensare loro che un cambiamento non avverrà mai. Questo cambiamento va sollecitato subito. Il resto del mondo non è rimasto fermo durante la stagnazione dell’Italia e senza le necessarie misure correttive il Paese continuerà a perdere competitività nell’economia globale.

È mio sentito auspicio che queste proposte possano essere attuate presto per superare le debolezze strutturali di lungo termine dell’Italia, per sostenere e dare carica ai giovani e per continuare a generare quelle risorse necessarie a mantenere il contratto sociale del Paese, in modo che l’Italia possa preservare il suo ruolo chiave a livello regionale e internazionale. La cultura italiana ha contribuito in maniera determinante ad arricchire il mondo. È tempo di riscoprire questa grande tradizione.

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