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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

Fact Sheet: Il responso statunitense alla crisi del Darfur, 19 Settembre 2007

“Il brutale trattamento a cui sono sottoposti civili innocenti in Darfur è inaccettabile- è inaccettabile per me, è inaccettabile per gli Americani, è inaccettabile per le Nazioni Unite. Questo status quo non deve durare.”- Il Presidente George W. Bush

Fact Sheet
Ufficio Affari Pubblici
Washington, DC

L’impegno statunitense per il mantenimento della pace e l’assistenza umanitaria nel Darfur

  • Assistenza per oltre 4 miliardi di dollari in aiuti umanitari, mantenimento della pace e sviluppo per gli abitanti del Sudan e delle regioni orientali del Ciad.

  • Finanziamento del 25% dell’operazione di pace in Darfur dell’ibrido UN-AU.

  • Costruzione e mantenimento di 34 campi base in Darfur per oltre 7,000 soldati delle forze di pace dell’AU.

  • Invio di 40,000 tonnellate di aiuti umanitari mensili, come maggiore donazione.

Autorizzazione delle forze di Pace

Gli Stati Uniti sono profondamente coinvolti nella vicenda delle violenze in Darfur, che includono sconsiderati attacchi contro civili innocenti, lavoratori umanitari e forze di pace. Gli abitanti del Darfur soffrono da lungo tempo le angherie del governo sudanese complice nei bombardamenti, negli omicidi e negli stupri di civili.

Di fronte alla crescente instabilitá la forza di pace ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana (UN-AU), autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 31 luglio scorso, deve intervenire rapidamente in Darfur.

Il nucleo della forza di pace sará composta da oltre 20,000 militari e da piú di 6,000 uomini della polizia, la cui missione sará di proteggere civili e volontari delle associazioni umanitarie, assicurando pace e sicurezza.

Secondo la risoluzione 1769, adottata dal Consiglio di Sicurezza il 31 Luglio, le forze dell’UN-AU devono assumere il controllo dell’attuale missione dell’Unione Africana (AU) in Darfur entro e non oltre il 31 Dicembre 2007. Allo stesso tempo gli Stati Uniti continueranno a sollecitare le parti del conflitto per un immediato cessate il fuoco, garantendo inoltre protezione e miglior accesso alle associazioni umanitarie.

L’insediamento politico è la chiave

La necessitá di realizzare un insediamento politico in Darfur va oltre questi tentativi. La pace in Darfur, come in tutto il Sudan, è un punto fermo dell’Accordo Comprensivo di Pace Nord-Sud. L’accordo ha concluso 21 anni di guerra civile in Sudan ed ha portato all’incontro tra le parti coinvolte nel conflitto per una negoziazione di un insediamento politico.

La piena realizzazione di entrambi gli obiettivi è stata troppo lenta. La loro esecuzione garantirebbe al Sudan di indirizzare l’allocazione e la condivisione delle risorse che sono alla radice del conflitto del Paese. Ciò aprirebbe la strada a elezioni libere e democratiche alla fine del 2009.

La diplomazia degli Stati Uniti e le Sanzioni

Il Presidente Bush, il Segretario di Stato Rice e altri, hanno discusso urgentemente e ripetutamente sul Darfur con le loro controparti internazionali. Lo scorso anno, il Presidente Bush ha nominato Andrew Natsios come Inviato Speciale in Sudan per trovare forti soluzioni diplomatiche alla crisi del Darfur. Gli Stati Uniti hanno inoltre incoraggiato la Cina ad utilizzare la sua influenza su Khartoum per incentivare l’insediamento di un’istituzione politica pacifica.

Il 29 Maggio 2007, in risposta al continuo rifiuto del Presidente Sudanese Bashir di onorare l’impegno a porre fine alle violenze in Darfur, il Presidente Bush ha ordinato di bloccare i beni di tre individui sudanesi coinvolti nelle violenze e di sanzionare 31 compagnie di proprietá sotto controllo del Governo sudanese.

Le sanzioni hanno lo scopo di aumentare la pressione politica su Khartoum, affinché il governo interrompa la violenza, e accrescere le sanzioni supplementari che gli Stati Uniti mantengono sul Sudan sin dal 1997. Queste sanzioni includono restrizioni sulle importazioni e esportazioni col Sudan, il congelamento dei beni contro il governo del Sudan e la proibizione di vendita o trasferimento di armi verso il paese africano.

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