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The United Nations Security Council votes on the on-going situation in Sudan, Aug. 31, 2006. (© AP Images)
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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Il Sudan viene esortato ad accettare i mediatori di pace, 11 settembre 2006
(Gli Stati Uniti richiedono al governo di Khartoum di collaborare per aiutare il Darfur)
a cura di Judy Aita
Corrispondente del Washington File presso le Nazioni Unite
Nazioni Unite – L’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invitato il Sudan a lavorare insieme al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, allo scopo di aiutare la popolazione sofferente del Darfur.
William Brencick, ministro consigliere americano per gli affari politici, ha dichiarato che gli Stati Uniti presenteranno la bozza di una dichiarazione presidenziale, “per permettere al Consiglio di parlare a nome della comunità internazionale, ed esprimersi in maniera chiara ed univoca per dire al Governo di Unità Nazionale: Lavorate con noi, perché la situazione in Darfur non può rimanere tale”.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto il suo secondo incontro sul Sudan nell’arco di dieci giorni, per consentire di superare il punto morto cui erano giunte le negoziazioni con i funzionari sudanesi in merito al dispiegamento di 20.000 mediatori di pace delle Nazioni Unite, i quali dovrebbero sostituire la già sovraccarica missione dell’Unione Africana nella regione. I funzionari sudanesi più autorevoli non si sono incontrati con il Consiglio; Khartoum è stata rappresentata dall’incaricato del governo presso la missione delle Nazioni Unite .
Il 31 agosto, il Consiglio di Sicurezza ha adottato la Risoluzione 1706, con la quale si chiedeva al Segretario Generale di predisporre per il rapido avvio della missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS). Tuttavia, il Sudan si è opposto a qualsiasi coinvolgimento delle Nazioni Unite per la pace in Darfur, ed ha minacciato di espellere le truppe dell’Unione Africana alla fine di settembre (Vedi articolo correlato ).
Brencick ha contestato la dichiarazione del Sudan, nella quale il governo diceva di essere aperto alle trattative con le Nazioni Unite.
L’incaricato sudanese non ha espresso il consenso del Sudan allo spiegamento delle forze ONU, ha dichiarato.
“Quante persone dovranno descrivere l’orrore di questa tragedia in Darfur, o quanto deve peggiorare la situazione prima che il Governo di Unità Nazionale riceva il messaggio?” ha sostenuto Brencick. “L’adozione della Risoluzione 1706 è stato il primo passo. Il secondo passo, quello più critico, consiste nella sua applicazione”.
Il rappresentante degli Stati Uniti ha affermato che, in questo momento cruciale, la comunità internazionale deve sostenere l’Unione Africana ed i suoi mediatori di pace in Darfur.
“Se il Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana decide di estendere la Missione Africana in Sudan (AMIS) fino alla fine dell’anno, ognuno, incluso il Governo di Unità Nazionale, deve fare tutto il possibile per sostenerla”, ha dichiarato. “Ciò comprende l’applicazione immediata della Risoluzione 1706, che prevede aiuti massicci all’AMIS”.
Il Segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, ha detto che la situazione in Darfur è giunta ad un punto critico. Essa rappresenta una questione cruciale per testare l’autorità e l’efficacia del Consiglio, la sua solidarietà con la gente bisognosa e la sua serietà nella ricerca della pace.
Per due anni, il Consiglio di Sicurezza ha lavorato per contenere gli scontri e migliorare la situazione, “tuttavia, ancora una volta ci troviamo sull’orlo di una nuova catastrofe”, ha detto. “Vi esorto, vi esorto caldamente ad essere all’altezza della situazione”.
Il Segretario Generale ha anche invitato i governi ed i singoli leader dell’Africa e degli altri paesi, a fare pressioni affinché il Sudan acconsenta a passare alla forza di pace delle Nazioni Unite.
Annan ha discusso di quei rapporti che indicano una ripresa degli scontri tra le varie fazioni nel Darfur settentrionale, i quali non soltanto violano l’accordo di pace, ma sono causa “di maggior miseria, per una popolazione che ha già sopportato troppo”.
Questi episodi di violenza hanno creato notevoli difficoltà agli operatori umanitari impegnati a distribuire gli aiuti, e gli stessi sono stati vittime di violenze brutali e vessazioni fisiche, ha detto. Negli ultimi due mesi, hanno perso la vita dodici operatori umanitari, più che nei due anni precedenti.
“Fino a che la sicurezza non migliora, ci troviamo di fronte alla prospettiva di dover drasticamente ridimensionare un’operazione umanitaria fortemente necessaria”, ha dichiarato Annan. “In coscienza, possiamo lasciare il popolo del Darfur a questo destino? La comunità internazionale, dopo non aver fatto abbastanza per il popolo ruandese nel momento del bisogno, può stare semplicemente a guardare, mentre questa tragedia assume dimensioni sempre più grandi?”
Nel ricordare l’accettazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del principio della comunità internazionale di proteggere le popolazioni civili dalla violenza e dagli abusi sui diritti umani, Annan ha detto: “Una lezione si può apprendere, oppure no; i principi si possono sostenere, oppure disdegnare”.
“Questo non è il momento di rimanere nell’incertezza con mezze misure o ulteriori discussioni”, ha dichiarato il Segretario Generale.