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   Avian Influenza
    
Farmers prepare chickens for market in Jakarta, Indonesia, July 20, 2006.

Farmers prepare chickens for market in Jakarta, Indonesia, July 20, 2006.

TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

Funzionari del Ministero della Salute sono impegnati a preparare un piano di intervento in caso di emergenza aviaria, 21 luglio 2006

(Gli Stati Uniti sponsorizzano un corso di formazione in Tailandia; in Indonesia, scoperto un nuovo caso umano di influenza aviaria)

A cura di Charlene Porter
Corrispondente del Washington File

Washington – In un incontro avvenuto in Tailandia dal 17 al 21 luglio, a cui hanno partecipato più di 100 esperti di salute umana ed animale provenienti da 14 paesi del mondo, è stata espressa una forte preoccupazione sull’eventualità dello scoppio di una pandemia di influenza aviaria, avvalorata da un rapporto presentato dall’Indonesia sul 42esimo decesso, avvenuto in quella nazione, provocato da H5N1, il virus responsabile dell’aviaria.

Il 20 luglio, il Ministero della Salute ha riferito il caso di un uomo di 44 anni della provincia di Jakarta contagiato dal virus H5N1, che si è ammalato il 24 giugno ed è deceduto il 12 luglio.

Il caso ha ricevuto conferma da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quale ha dichiarato che l’uomo era entrato in contatto con pollame che viveva nei pressi di casa sua e del suo posto di lavoro, un mercato dove si macellano i volatili. Si sta procedendo ad effettuare i relativi test di laboratorio sui volatili nelle zone da lui frequentate, alla ricerca del virus H5N1.

Durante gli ultimi due anni e mezzo, l’alta patogenicità del virus dell’influenza aviaria ha provocato la morte di centinaia di milioni di animali.

Con la conferma di questo decesso, l’Indonesia ha registrato un numero di vittime, contagiate dal ceppo virale H5N1, uguale a quello del Vietnam, che finora risultava essere il paese più colpito, con il maggior numero di casi di propagazione della malattia tra gli esseri umani. In Vietnam non è stato registrato alcun caso umano dal 2005. Nel solo 2006, in Indonesia, si sono verificati 37 casi di influenza aviaria, il numero più elevato tra tutte quelle nazioni, dal sud-est asiatico al Corno d’Africa, che quest’anno hanno denunciato la presenza di casi di aviaria.

CORSO DI FORMAZIONE A BANGKOK SUL MONITORAGGIO DELLA MALATTIA

Il numero crescente di casi di influenza aviaria H5N1, da quando il virus ha iniziato a diffondersi alla fine del 2003 nel sud-est asiatico, ha portato i funzionari dei ministeri della salute di tutto il mondo ad esigere una maggiore consapevolezza, ed un’adeguata preparazione all’eventualità dello scoppio di una pandemia e di un’estesa emergenza sanitaria pubblica. Ecco perché 100 esperti sono convenuti a Bangkok, in Tailandia, per cercare di capire come organizzare un intervento immediato, in caso di scoppio della malattia infettiva.

Il Centro americano per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC), il Ministero tailandese della Salute (MOPH) e l’OMS stanno collaborando per portare avanti un corso di formazione a Bangkok, che fornisce indicazioni sulle modalità attraverso le quali gli addetti alla salute pubblica devono intervenire entro le prime 72 ore dallo scoppio dell’affezione respiratoria, per riconoscere l’infezione, identificarla, contenerla ed iniziare il trattamento, la vaccinazione e le attività di informazione pubblica.

“I partecipanti sono epidemiologi, esperti di influenza aviaria o specialisti nel campo della formazione”, ha dichiarato Sonja J. Olsen, vice direttore del Programma Internazionale per le Malattie Infettive Emergenti”, un programma di collaborazione che viene svolto a Bangkok, ed è sponsorizzato sia dal centro americano CDC, che dal ministero tailandese MOPH. “Ciascuno di questi partecipanti, al rientro nel proprio paese, ha il compito di tradurre ed adattare il materiale ricevuto secondo le necessità, ed allestire a sua volta corsi di formazione”, ha affermato la Olsen, nel corso di un’intervista avvenuta con il Washington File tramite posta elettronica.

Gli specialisti che partecipano al corso di formazione provengono da paesi quali Bangladesh, Burma, Cambogia, Cina, Egitto, Guatemala, India, Indonesia, Kenya, Laos, Sud Africa, Tailandia, Stati Uniti e Vietnam.

La Tailandia è stato uno dei primi paesi ad essere colpito dal virus dell’influenza aviaria che, allo stato attuale, risulta essersi propagato nei volatili domestici o selvatici di più di 50 nazioni. Dalla prima apparizione del ceppo H5N1 dell’influenza aviaria ad alta patogenicità, avvenuta nell’Asia sud-orientale alla fine del 2003, il virus ha contagiato 231 esseri umani, causando 133 decessi in tutto il mondo.

In Tailandia si sono verificati 22 casi umani di infezione, 14 dei quali sono si sono tramutati in decessi.

Nel monitorare la diffusione del virus negli animali, le autorità tailandesi hanno presentato più di 80 rapporti all’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale, alcuni dei quali hanno riferito della presenza di decine di focolai sia negli allevamenti casalinghi, sia in quelli industriali, che hanno condotto alla soppressione di migliaia di volatili.

Quando l’infezione inizia a diffondersi così ampiamente in un particolare ambiente, fornendo in tal modo molte opportunità di trasmissione del pericoloso virus tra animali ed esseri umani, aumentano seriamente le possibilità di propagazione della malattia tra gli uomini.

Nella sessione formativa di luglio, Il Ministero della Salute tailandese sta condividendo, insieme ad altri, l’esperienza maturata in quel contesto.

“Il nostro obiettivo consiste nell’utilizzare ciò che abbiamo imparato dai nostri interventi sui casi di influenza aviaria, ed aiutare i maggiori epidemiologi nella costituzione di gruppi che possano riconoscere ed intervenire in caso di diffusione dell’epidemia, la quale contiene in sé tutto il potenziale per diventare una pandemia”, ha dichiarato il Dr. Tawat Suntharaja, direttore generale del Ministero per il Controllo delle Malattie Infettive presso il Ministero MOPH. “Quando i partecipanti al corso di formazione faranno ritorno nei loro paesi, saranno maggiormente in grado di provvedere alla preparazione dei loro colleghi nel fornire un intervento immediato, in caso di qualsiasi emergenza epidemica”.

Per quanto riguarda l’esperienza tailandese della diffusione della malattia tra gli esseri umani ed animali a partire dal 2003, Olsen ha affermato: “Queste esperienze hanno insegnato a tutti noi quanto sia importante una buona comunicazione tra enti veterinari ed enti che si occupano della salute dell’essere umano, e quanto contino atteggiamenti di trasparenza ed apertura, affinché la comunità sanitaria internazionale possa lavorare insieme per prevenire l’insorgere di nuovi casi e nuovi decessi”.

La Tailandia sembra aver contenuto e controllato in modo efficace la diffusione del virus H5N1, dopo che la sua presenza non è stata più rilevata dal Novembre 2005.

Sebbene per l’immediato futuro non siano previste altre sessioni del corso di formazione, Olsen spera che, nei mesi a venire, ne vengano programmate delle altre.

Quest’ultimo ciclo di formazione fa parte di una strategia americana ed internazionale ad ampio spettro, per sostenere i paesi più vulnerabili nel rafforzare le loro capacità di rilevamento, contenimento e controllo della malattia infettiva, in quanto strategia per prevenire un’eventuale pandemia (Vedi fact sheet e articolo correlato ).

Per continui aggiornamenti, si prega di consultare la sezione Bird Flu (Avian Influenza).

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