TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Proseguono gli sforzi USA per dare assistenza ai profughi del Darfur, 16 novembre 2004
(Arthur Dewey, funzionario del Dipartimento di stato, guarda alla questione mondiale dei profughi e al loro reinsediamento)
Un alto funzionario del Dipartimento di stato ha definito la crisi del Darfur “la più grave emergenza umanitaria mondiale attualmente in atto” parlando ai giornalisti esteri al Centro stampa estera di Washington il 16 novembre in merito alle iniziative USA per l’assistenza ai profughi.
Descrivendo un nuovo programma di monitoraggio mobile dei diritti umani che opererebbe nella zona del Darfur in Sudan, Arthur Dewey, vice segretario presso l’Ufficio Popolazioni, Profughi e Migrazione, ha detto: “Se fallisse il progetto del Darfur di allestire un sistema di monitoraggio forte, rispettabile e credibile, avremmo 100 mila profughi in più nel Ciad, ed ce ne sono già circa 100 mila...”
Sebbene la “soluzione migliore sia di cercare di riportarli a casa loro, nel loro paese... l’unica possibile soluzione per alcuni dei gruppi di profughi che hanno avuto un cammino molto traumatico potrebbe essere quella di insediarsi in un paese terzo”, ha detto Dewey.
Per quanto rigurarda l’assistenza, ha detto che l’Alto commissario per i diritti umani Louise Arbor deve trovare almeno 500 persone — e forse il doppio, considerando mandati a rotazione — “che sappiano vivere in luoghi selvaggi e siano in grado di indagare, persone insomma che si sappiano muovere in condizioni di lavoro difficili. Dovranno pertanto ricevere l’addestramento adeguato”. E’ inoltre necessario, ha aggiunto, “anche saper cambiare la ruota di una Land Cruiser Toyota e saper usare un coltello militare. Sono tutti requisiti indispensabili per poter monitorare con successo la situazione dei diritti umani nel Darfur. Devono infine essere organizzati.
Inoltre, ha sottolineato, “è necessario reperire automobili del tipo Land Cruiser Toyota o Pathfinder Nissan, qualunque tipo, bisogna quindi organizzarne la manutenzione e mantenerle pienamente efficienti”.
Nel discutere le questioni del reinsediamento, Dewey ha esortato i 10 paesi che si occupano della sistemazione dei profughi in tutto il mondo ad impegnarsi di più per alleggerire i problemi. “Gli Stati Uniti si fanno carico del 54 per cento dei profughi di tutto il mondo. Si tratta di un livello elevato senza proporzioni, e vorremmo che gli altri paesi impegnati in queste questioni se ne facessero carico”.